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Come diventare un ibrido tra agenzia e freelance

Per molti liberi professionisti, in particolare nel campo della SEO e del Web Design, capita spesso di usare alternativamente due espressioni, a seconda del proprio interlocutore o dell’argomento di discussione, riferendosi a se stessi:

  • sono un freelance
  • siamo una piccola agenzia

Mi è capitato spesso di trovarmi di fronte a queste one man agency e ne comprendo il motivo: come ho già scritto qualche tempo fa, moltissimi imprenditori hanno una sorta di ritrosia nel parlare con un freelance.

Dall’altro lato, però, ci sono anche delle ragioni personali per dare queste definizioni ambigue: spesso i freelance non vogliono legare troppo strettamente il loro lavoro alla propria vita personale.

Anche io, alle volte, ho avuto delle difficoltà a capire quale fosse l’angolo migliore dal quale presentare la mia attività, parlando ai clienti.

Insomma, la domanda è: perché abbiamo così tante difficoltà nel presentarci?

Qualche dato di fatto sui freelance

Innanzitutto, essendo un auto-imprenditore, non hai introiti fissi e sei tu stesso a pagare le tasse per il tuo lavoro, compresi eventuali benefit (assicurazione sanitaria, ferie, bonus, giorni di malattia…).

Tutto nella tua vita professionale da l’idea di una libertà che, a tratti, può andare a confondersi con la scarsa professionalità o con la precarietà.

In generale, però, non sei un vero e proprio imprenditore: non assumi personale a tempo pieno, non paghi degli stipendi e non hai qualcuno che porti avanti il lavoro al posto tuo: e, per molti versi, è meglio così.

E quindi qual è la soluzione per gestire progetti più ampi che coinvolgano professionalità che non riesci a coprire?

In generale, il “trucco” sta nell’appoggiarsi su una rete estesa di amici e colleghi che lavorino come sub-contractors: è più facile commissionare dei pezzi del tuo lavoro che magari non saresti capace di gestire da solo a qualcuno che può farlo per te. E spesso, ammettilo, meglio di te.

Assemblare un mini-team di lavoro può sembrare una cosa complessa, ma in realtà si tratta dell’uovo di Colombo: una soluzione insospettatamente semplice a un problema apparentemente impossibile.

In sostanza, si tratta di istituire un modello ibrido tra agenzia e libero professionista: sei un freelance, questo vuol dire che sei in grado di lavorare da casa (o dal posto che preferisci), sei libero di avere i tuoi orari e non hai dipendenti. Ma spesso ti trovi a dover offrire servizi che vanno ben oltre il tempo che hai a disposizione: forse è venuto il momento di cambiare atteggiamento e cominciare a mettere a frutto il tuo network di conoscenze e cominciare a collaborare in maniera più strutturata con altri professionisti.

Non è un concetto nuovo, in particolare nel mondo del web, ma la verità è che i tuoi clienti potrebbero vederla in un altro modo.

Migliora la percezione che i clienti hanno di te.

In sostanza, tutto si riduce alla percezione che il cliente ha del tuo lavoro: sei percepito come un bravissimo lupo solitario o come un team organizzato?

Come sai, entrambe le soluzioni hanno dei pro e dei contro, a seconda di chi ti trovi di fronte ed entrambe potrebbero andare bene per il tuo lavoro. Il punto è che non devi per forza scegliere.

Agli occhi del cliente, il freelance ha degli innegabili vantaggi:

  • un unico interlocutore, che è anche la persona che farà il lavoro;
  • un prezzo mediamente più basso delle agenzie;
  • un tocco personale e una cura dei dettagli che rende il prodotto finale meno “standardizzato”.

Di contro, però, ci sono degli innegabili svantaggi:

  • un freelance viene assunto troppo spesso per fungere da “jolly” e potrebbe non coprire in maniera verticale tutte le skill necessarie al progetto;
  • questo potrebbe comportare la necessità di assumere altri freelance, con ulteriore spesa in termini di budget e di coordinamento;
  • se il freelance si ammala o ha un’emergenza, il progetto potrebbe subire ritardi o essere cancellato.

Un’agenzia, invece, ha dei vantaggi importanti per il cliente:

  • le agenzie dispongono di più risorse e un team di professionisti, spesso tutti verticali nelle loro competenze;
  • possono coprire una vasta gamma di servizi, tutti inclusi nello stesso pacchetto (e nello stesso posto);
  • sono generalmente più affidabili e disponibili, anche se le persone sono singolarmente occupate.

Ma, ovviamente, anche l’agenzia ha le sue magagne:

  • i costi sono spesso molto più alti;
  • i tempi di gestione e di comunicazione interni allungano i processi decisionali;
  • i prodotti finali tendono a essere molto simili tra loro e poco personali.

Mi sembra evidente che le due cose appaiano spesso inconciliabili e molto dipende dal cliente che ti trovi di fronte: la prospettiva dalla quale puoi partire, come sempre, dipende da uno studio attento delle esigenze del cliente. Prima di partire, quindi, occorre capire con esattezza a chi ti stai rivolgendo, facendo sempre presente che puoi rivolgerti ad altri professionisti, ma che sarai sempre tu a gestire e organizzare il lavoro.

L’uso del linguaggio: Io vs. Noi

Qualche anno fa, quando ho cominciato a fare il freelance, mi presentavo sempre come singolo. Non avevo dubbi al riguardo: “ho gestito campagne di marketing”, “ho fatto campagne per la promozione di ecommerce”, “ho fatto campagne di email marketing”, e così via. Questo perché ero sempre io a fare il lavoro.

In tempi recenti, invece, sono diventato più diplomatico e con il crescere del mio impegno ho cominciato a dare più spazio al mio lavoro, parlando esplicitamente di un “piccolo team”, senza specificare necessariamente da chi fosse composto e che tipo di ruolo avessi io.

In questo mi ha molto aiutato l’avere un “cappello” sotto il quale mettere il mio lavoro: un marchio che si staccasse dal mio nome, ma che fosse comunque qualcosa di mio. Alla fine, certo, sulla fattura c’era il mio nome, ma questo non ha mai turbato nessuno.

Sono passato, quindi, da “io” a “noi”, con la maggiore sicurezza di avere un gruppo di colleghi (e di amici, per mia fortuna) assieme ai quali ho costruito progetti, rimanendo sempre chiaro e onesto sul modo in cui sarebbe stato organizzato il lavoro e, soprattutto, puntando sul fatto che il cliente avrebbe avuto sempre me come referente o, in caso di problemi, una seconda persona di mia fiducia.

Questo mi ha portato principalmente due vantaggi: da una parte, ha consentito a me di andare a proporre dei progetti più grossi e di propormi a clienti più importanti, senza sembrare un factotum fuffarolo; dall’altra, mi ha permesso di stringere rapporti di lavoro più saldi con persone di altissimo livello, con le quali ancora oggi mantengo rapporti professionali e alle quali continuo a passare lavoro, malgrado non sia più un freelance.

È giusto ingannare il cliente?

Ti sarà capitato di incontrare dei colleghi che preferiscono interfacciarsi con il cliente in maniera più ambigua, quando si tratta di parlare della propria attività: per esempio, alcuni continuano a proporsi come dei one-man-business anche quando si affidano a subcontractor o a mezzucci di scarso valore (come loghi comprati un tanto al chilo su Fiverr). Di contro, altri freelance continuano a promuoversi direttamente come agenzia quando in realtà si tratta di un’unica persona a fare tutto il lavoro, aiutati magari dalla moglie nei weekend.

Ammetto di averci pensato anche io, talvolta, a sfruttare questi mezzucci, specie quando dovevo affrontare dei clienti molto importanti: la verità è che non mi sono mai sentito a mio agio con questo tipo di atteggiamento. Anzi, sono sempre più convinto che si tratti di tattiche che pagano solo fin quando non vieni scoperto. E, quando succede, non ci fai una bella figura.

Ricordati che una delle risorse più importanti che hai è la tua reputazione: vale la pena di metterla a repentaglio ogni qualvolta devi presentare un lavoro o fare un preventivo?

In tutta franchezza, ho trovato molto più rilassante pormi con onestà e professionalità ai miei interlocutori: la parte più difficile è sempre quella di comunicare con il cliente, dargli un’impressione di affidabilità e solidità.

La chiave di tutto? Una buona comunicazione

Gestire dei progetti di comunicazione assieme ad altri professionisti, significa innanzitutto gestire bene la comunicazione interna e quella esterna.

Da una parte, quindi, occorre gestire i rapporti con il cliente in maniera chiara, dall’altra è molto utile capire chi fa cosa.

Esistono molti tool e software che possono aiutarti nella gestione del team, ma la soluzione migliore rimane quella di stabilire dei protocolli di comunicazione chiari.

Qualche regola generale:

  • sviluppa delle regole di comunicazione: setta degli orari di reperibilità e stabilisci dei meeting quotidiani, tenendo conto di eventuali fusi orari (se lavori con società o professionisti all’estero) – questo vale anche per le email;
  • comunica il più possibile per iscritto: per essere chiari su tutto, spesso è più semplice scrivere le cose che dirsele al telefono – se vuoi comunque chiamare, assicurati di fare un recap successivo via mail;
  • non stare addosso alle persone: come te, anche gli altri freelance hanno bisogno di libertà per lavorare serenamente e per bene – considera sempre la possibilità di dare un’occhiata al progetto quando arriva a delle milestones e non quotidianamente e chiarisci questo anche con il cliente;
  • stabilisci delle milestone e dei report: oltre a fare il punto tutti i giorni, stabilisci delle scadenze e cerca di tenere traccia dei progressi alla fine di ogni settimana – questo ti aiuterà soprattutto nei confronti del cliente a mantenere una maggiore serietà.

Conclusioni

Come scrivevo nel mio articolo precedente, la chiave per vincere la sfida tra freelance e agenzie passa passa per due caratteristiche fondamentali: una migliore comunicazione col cliente e l’ampliamento dei servizi offerti.

Se saprai fare squadra con i tuoi colleghi e costruire un network solido, potrai sicuramente rivaleggiare con agenzie strutturate.

Ma ricorda: il modo migliore per prendere un cliente è impostare bene la tua comunicazione e, soprattutto, apparire professionale.

Buon lavoro e in bocca al lupo!

Federico Simonetti

Mi occupo di marketing e comunicazione. Ho collaborato per molti anni con agenzie, istituzioni culturali, piccole, medie e grandi aziende. Dal 2015 gestisco il marketing di Voverc. Tra i miei interessi ci sono la filosofia francese, i fumetti americani, le serie TV inglesi e la pizza napoletana.

4 thoughts on “Come diventare un ibrido tra agenzia e freelance

  1. Ciao Federico! Grazie per l’articolo molto interessante 😀
    Io sono una neo freelance 🙂 volevo chiederti una cosa, come gestisci il rapporto “commerciale” con i tuoi colleghi, ovvero se prendi un lavoro e poi chiedi ad un collega supporto, cedendogli quindi una parte del lavoro, poi che fai lo paghi tu? quindi tu diventi il suo “datore di lavoro”/”cliente” o metti il tuo collega in contatto con il cliente?

    Grazie 🙂
    Valeria

    1. Ciao Valeria. Onestamente, dipende molto dal rapporto di fiducia reciproca che hai con gli altri freelance. In generale, dovresti fatturare tu al cliente e poi “comprare” servizi dai tuoi colleghi. Il problema è il fatturato totale annuale: se hai una partita IVA a regime agevolato, infatti, hai un limite di fatturazione di 30 mila euro annuali, di conseguenza non puoi gestire gli incassi tuoi e dei tuoi collaboratori, perché alzeresti l’imponibile (e quindi pagheresti le tasse su soldi che non hai guadagnato, ma solo incassato). In quel caso, quindi, ti conviene far gestire il rapporto direttamente tra il cliente e i tuoi collaboratori, mettendoti d’accordo con loro preventivamente.

      1. ah ok, effettivamente non avevo pensato a questa cosa. Chiederò qualche altro consiglio in merito anche al commercialista. Grazie 😀

        Valeria

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